Il 15 maggio 2011 l'elettorato vodese respinge per un soffio — con il 51,11 % di No — l'iniziativa popolare «Per il diritto a un salario minimo». Per un pugno di voti, Vaud manca di diventare il primo cantone svizzero a iscrivere un salario minimo legale nel proprio diritto.
Sostenuta dalla sinistra e dai sindacati, l'iniziativa voleva garantire un salario minimo contro il fenomeno dei «lavoratori poveri», quei salariati che, pur avendo un impiego, non coprono i bisogni essenziali. L'importo sarebbe stato fissato da una legge d'applicazione.
Gli oppositori — Consiglio di Stato, partiti borghesi e ambienti padronali — agitavano lo spettro delle soppressioni di posti, di un colpo ai giovani e ai meno qualificati, e di un attacco al partenariato sociale e ai contratti collettivi (CCL), pilastro del modello svizzero.
La posta superava Vaud: un salario minimo fissato dallo Stato, o l'affidamento ai CCL negoziati dalle parti sociali? La questione agitava allora tutta la Svizzera romanda.
▲ Risultato complessivo Iniziativa respinta con il 51,11 % di No (48,89 % di Sì), con una partecipazione di circa il 38 %. Un No risicatissimo: meno di 2,5 punti di scarto. | ▼ Geografia del voto Voto molto diviso a livello cantonale. Il dettaglio comunale non è qui riportato, ma lo scarto minimo riflette la frattura classica tra regioni urbane, piuttosto favorevoli, e zone più rurali o padronali, piuttosto contrarie. |
Attori e personalità
▲ Fronte del Sì • Partito socialista vodese • I Verdi vodesi • Sindacati (Unia, Unione sindacale vodese) • PdL e ambienti dei salariati | ▼ Fronte del No • Consiglio di Stato vodese (maggioranza) • PLR e UDC • Padronato (CVCI, Federazione padronale vodese) • Ambienti economici e artigianali |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Un baluardo contro i lavoratori poveri « garantire un salario che permetta di vivere dignitosamente » Verdetto : ✓~ Promessa avvalorata altrove Il meccanismo respinto da Vaud è stato in seguito adottato da altri cantoni romandi. Le valutazioni non vi rilevano alcun effetto negativo notevole sull'occupazione: a Neuchâtel, primo cantone a introdurlo, la disoccupazione è addirittura calata dopo l'entrata in vigore (dal 5,3 % al 4,1 % tra il 2017 e il 2018), con un aumento dei salari più bassi. Fonte : Unione sindacale svizzera; RTS; statistica cantonale NE Il mercato non protegge i bassi salari Verdetto : ✓~ Problema duraturo La questione dei bassi salari non è scomparsa con la bocciatura. Vaud è rimasta a lungo senza salario minimo e il dibattito vi è tornato anni dopo, segno che il bisogno indicato dai promotori restava attuale. Fonte : RTS; Cantone di Vaud | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Un salario minimo distruggerà posti di lavoro « penalizzerà i giovani e i meno qualificati » Verdetto : ✗~ Timore non verificato Dove un salario minimo cantonale è stato istituito, l'emorragia annunciata non si è prodotta. Gli studi (USS, ambienti universitari) non constatano effetti negativi notevoli sull'occupazione; Ginevra, che nel 2020 ha introdotto il salario minimo più alto della Svizzera (23 CHF/h, oggi oltre 24 CHF), non ha conosciuto il crollo predetto. Fonte : USS; RTS; 24 heures I CCL e il partenariato sociale bastano Verdetto : ✓~ Argomento in parte mantenuto Il primato dei contratti collettivi è rimasto un principio difeso fino a livello federale. Ma l'argomento non ha impedito a cinque cantoni di adottare un salario minimo legale per i settori senza CCL: partenariato sociale e soglia statale hanno finito per coesistere. Fonte : RTS; SECO |
Bilancio fattuale
Respinto per un soffio nel 2011, il salario minimo non ha lasciato l'agenda romanda — e i cantoni che hanno fatto il passo dopo Vaud offrono una smentita parziale alle profezie dell'epoca.
51,11% di No — un rifiuto per un soffio | 0 salario minimo vodese per 15 anni | 5 cantoni con salario minimo (NE, JU, GE, TI, BS) | 5,3→4,1% disoccupazione NE dopo l'introduzione (2017-2018) |
Raramente un No è stato così risicato. Nel 2011, con il 51,11 % di No, Vaud ha scartato il salario minimo per qualche migliaio di voti. Il cantone ha preferito, di poco, la prudenza economica al gesto sociale.
L'argomento decisivo del fronte del No — la distruzione di posti — non ha però retto alla prova dei fatti. Dove il salario minimo è stato introdotto, a Neuchâtel e a Ginevra, l'occupazione non è calata; la disoccupazione neocastellana è anzi scesa dopo l'entrata in vigore.
L'obiezione del partenariato sociale ha tenuto meglio: il primato dei CCL resta un principio forte, difeso fino a Berna. Ma cinque cantoni hanno mostrato che soglia legale e CCL possono convivere.
Il dato più eloquente è forse la persistenza del tema: la questione di un salario minimo cantonale è tornata sul tavolo vodese. Il No del 2011 non ha chiuso il dibattito; lo ha rinviato.