Il 14 giugno 2015 i vallesani hanno accettato di dotare di un fondo il cantiere del secolo: la terza correzione del Rodano (R3), vasto programma di protezione contro le piene lungo la pianura, da Gletsch al Lemano.
La memoria delle inondazioni del 1987, di Briga devastata nel 1993 e delle piene del 2000 ha alimentato il progetto. La pianura del Rodano concentra gran parte della popolazione, dell'industria e delle infrastrutture del cantone: una piena maggiore vi minaccerebbe miliardi di franchi di danni.
Per finanziare la quota cantonale, il Gran Consiglio aveva votato un decreto che prelevava 60 milioni dal fondo per le infrastrutture del XXI secolo. L'UDC e parte degli ambienti agricoli, preoccupati per l'occupazione di terreni coltivabili e per i costi, hanno lanciato un referendum. Il popolo ha deciso a favore del fondo.
▲ Il Sì — 56,95 % 58 862 voti favorevoli (56,95 %) hanno convalidato il fondo di finanziamento, dando al cantone i mezzi per avviare i lavori prioritari di messa in sicurezza. | ▼ Il No — 43,05 % 44 493 voti contrari (43,05 %), con una partecipazione del 50,64 %. L'opposizione, guidata dall'UDC e da parte degli agricoltori, denunciava un progetto giudicato sovradimensionato e avido di terre agricole. |
Gli attori della campagna
▲ Fronte del Sì • Il Consiglio di Stato, con Jacques Melly (PPD, capo del Dipartimento dei trasporti, delle infrastrutture e dell'ambiente) • Un'ampia coalizione: PPD, PLR, PS e Verdi • I comuni della pianura del Rodano • Gli ambienti della protezione contro le piene | ▼ Fronte del No • L'UDC del Vallese (autrice del referendum) • Parte degli ambienti agricoli (perdita di terre coltivabili) • Oppositori dei costi e del dimensionamento del progetto |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Mettere in sicurezza la pianura, evitare miliardi di danni « Un progetto vitale per proteggere la popolazione e l'economia. » Verdetto: ✓~ Il rischio resta reale e la messa in sicurezza avanza, ma lentamente. La minaccia non è affatto teorica: la piena del Rodano del giugno 2024 ha riacceso il dibattito sull'urgenza degli interventi. I lavori prioritari sono effettivamente partiti (Visp dal 2009, poi altri settori), ma la protezione dell'intera pianura è lungi dall'essere completata. Fonte: RTS, 2024; UFAM Un cantiere intergenerazionale « Un'opera per più generazioni. » Verdetto: ✓~ Riconosciuto vitale, ma rallentato dal cantone stesso. Nessuno contesta l'utilità di fondo del progetto. Ma la sua attuazione, distribuita su decenni, ha conosciuto ritardi importanti — al punto che l'autorità che lo difendeva ha finito per riconsiderarne l'ampiezza. Fonte: Espazium; vs.ch/Rodano | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Un progetto sovradimensionato e troppo costoso « Un progetto sproporzionato. » Verdetto: ✓~ Lo Stato stesso ha finito per dar loro ragione. Fatto notevole: nel maggio 2024 il Consiglio di Stato ha giudicato il proprio piano «sproporzionato» e «troppo ambizioso» — andava «ben oltre» gli obiettivi dell'UFAM — e ha deciso di rivederlo e ridimensionarlo. A quasi nove anni dal voto, la critica referendaria vi trovava un'eco inattesa. Fonte: RTS, maggio 2024 Un'occupazione eccessiva di terre agricole « Si sacrificano troppe buone terre. » Verdetto: ~ Parzialmente convalidato dalla revisione in corso. L'allargamento del letto del fiume implicava di mobilitare terre agricole di pianura. Il ridimensionamento deciso nel 2024 mira proprio a ridurre l'ampiezza delle occupazioni — senza che il progetto rivisto sia ancora definito. Fonte: Le Temps; RTS, 2024 |
Il bilancio fattuale
56,95 % di sì al fondo | 60 mln fondo cantonale (CHF) | 2009 primi lavori (Visp) | 2024 piano «sproporzionato» |
Il popolo ha detto sì alla sicurezza, e aveva buone ragioni: la pianura del Rodano è il polmone economico del cantone, e la memoria delle piene è viva. Su questo punto, il fronte del Sì aveva l'argomento più solido.
Ma l'opposizione referendaria, minoritaria alle urne, non aveva tutti i torti. Nel 2024 è stato il Consiglio di Stato stesso a definire il piano «sproporzionato» e ad avviarne la revisione. Le critiche sul dimensionamento e sull'occupazione agricola, spazzate via nel 2015, riemergono dalla porta principale.
Il vero perdente potrebbe essere il calendario. Tra lentezze amministrative e ridimensionamento, la protezione promessa tarda — e la piena del 2024 ricorda che il Rodano, lui, non legge i decreti.