Il 22 settembre 2013 il popolo svizzero respinge nettamente l'iniziativa «Sì all'abrogazione dell'obbligo di prestare servizio militare», lanciata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). A differenza delle iniziative precedenti, il GSsE non chiedeva la soppressione dell'esercito, ma la fine dell'obbligo di servire, a favore di un servizio liberamente consentito.
La posta in gioco toccava il cuore del modello di milizia, pilastro identitario della Svizzera dal XIX secolo. Per i promotori l'obbligo era diventato un anacronismo costoso, tanto più che solo una parte degli uomini compie realmente l'intero servizio. Per i loro avversari la milizia obbligatoria garantiva al tempo stesso gli effettivi e l'ancoraggio dell'esercito nella popolazione.
Il Consiglio federale, il Parlamento e la quasi totalità dei partiti borghesi raccomandavano il rifiuto, difendendo la coscrizione come garante della sicurezza nazionale. Il DDPS, allora diretto da Ueli Maurer, fu in prima linea nella campagna.
Risultato inappellabile: 73,2 % di No e rifiuto da parte di tutti i Cantoni. Tredici anni dopo, l'esercito mantiene l'obbligo — ma affronta difficoltà di effettivi che riaprono, sotto un altro angolo, il dibattito risolto nel 2013.
▲ Cantoni che hanno accettato Nessuno. L'iniziativa è respinta da tutti i Cantoni (20 6/2). | ▼ Cantoni che hanno rifiutato Tutti i 26 Cantoni. Rifiuto più netto nella Svizzera centrale e orientale (Appenzello Interno, Uri, Svitto, Nidvaldo, oltre l'80 % di No). Opposizione più debole — ma sempre maggioritaria — a Ginevra, nel Giura e a Neuchâtel. |
Attori e personalità
▲ Campo del Sì • GSsE (Gruppo per una Svizzera senza esercito, promotore) • I Verdi • PS e Gioventù socialista (in parte) • Ambienti pacifisti e antimilitaristi | ▼ Campo del No • Consiglio federale (Ueli Maurer, DDPS) • Maggioranza del Parlamento federale • UDC, PLR, PPD, PBD • Ufficiali e società militari • Ambienti della difesa e associazioni patriottiche |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (campo del Sì) L'obbligo è già una finzione: solo una minoranza presta servizio « Già oggi solo una parte degli uomini compie realmente l'intero servizio. » — Comitato GSsE, 2013 ✓ Argomento confermato La constatazione si è confermata nel tempo. Ogni anno 10 000-11 000 persone soggette all'obbligo lasciano l'esercito prima del proscioglimento ordinario, l'idoneità al servizio cala e una parte importante dei coscritti è esentata o passa al servizio civile. L'applicazione dell'obbligo resta molto disuguale, come affermavano i promotori. Fonte: DDPS / Esercito svizzero, statistica di reclutamento e idoneità. Un servizio liberamente consentito basterebbe a garantire la sicurezza « Un esercito fondato sul volontariato risponderebbe ai bisogni reali della difesa. » — GSsE, campagna 2013 ✗~ Parzialmente smentito Le difficoltà di effettivi emerse da allora indeboliscono questa tesi. Pur mantenendo l'obbligo, l'esercito prevede di scendere sotto la soglia richiesta entro il 2030; il Consiglio federale studia di estendere l'obbligo di servire alle donne per colmare il deficit. Nulla indica che il solo volontariato sarebbe bastato — al contrario. Fonte: Consiglio federale, progetto sull'obbligo di servire (2024); effettivi dell'esercito. | ▼ Argomenti CONTRO (campo del No) La milizia obbligatoria è la spina dorsale e l'ancoraggio popolare dell'esercito « Il servizio obbligatorio garantisce il legame tra esercito e popolazione. » — Consiglio federale, campagna 2013 ✓~ Parzialmente confermato Il modello di milizia è effettivamente perdurato e resta centrale. Ma la sua base umana si è rivelata più fragile di quanto affermato: le partenze anticipate massicce e il deficit di effettivi previsto mostrano che l'ancoraggio tramite l'obbligo non basta più da solo a garantire la truppa. Fonte: DDPS; rapporti sugli effettivi dell'esercito. Senza obbligo, l'esercito non raggiungerebbe i suoi effettivi « La soppressione dell'obbligo metterebbe a rischio gli effettivi necessari alla difesa. » — DDPS (Ueli Maurer), 2013 ✓~ Parzialmente confermato Il timore è parzialmente validato — paradossalmente, sotto lo stesso regime obbligatorio. L'esercito fatica ad assicurare i suoi effettivi futuri e prevede di estendere l'obbligo alle donne: la prova che la truppa dipende da un obbligo ampio. L'idea che un sistema puramente volontario sarebbe insufficiente ne esce rafforzata. Fonte: Consiglio federale, progetto 2024; pianificazione degli effettivi. |
Affiches de campagne (10)
Bilancio fattuale
1 Confermato | 2 P. confermato | 1 P. smentito | 0 Smentito |
| ✓ | Il modello di milizia obbligatoria è stato mantenuto Il rifiuto ha consolidato la coscrizione: l'obbligo di servire resta il fondamento dell'esercito svizzero, senza grandi rimesse in discussione politiche dal 2013. Fonte: DDPS; Costituzione federale, art. 59. |
| ~ | Ma il dibattito sugli effettivi è riaperto Tredici anni dopo, l'esercito affronta un deficit di effettivi previsto per il 2030, con 10 000-11 000 partenze anticipate l'anno. Il Consiglio federale studia di estendere l'obbligo di servire alle donne — segno che la questione della coscrizione, risolta nel 2013, resta viva. Fonte: Consiglio federale; Esercito svizzero. |
| ~ | La constatazione del GSsE sulla disuguaglianza del servizio tiene L'osservazione centrale dei promotori — un obbligo applicato in modo molto disuguale — si è verificata: esenzioni, servizio civile e partenze anticipate riducono fortemente la quota di coloro che compiono l'intero servizio militare. Fonte: DDPS, statistica di idoneità e reclutamento. |
Tredici anni dopo lo scrutinio, il verdetto delle urne — il mantenimento dell'obbligo di servire — non è stato rimesso in discussione. Il modello di milizia resta lo zoccolo dell'esercito svizzero, conformemente a quanto difendeva il campo del No.
Ma il dibattito di fondo non è scomparso: ha cambiato forma. Le difficoltà di effettivi, le partenze anticipate massicce e il progetto di estendere l'obbligo di servire alle donne mostrano che la questione sollevata dal GSsE — la sostenibilità di un servizio obbligatorio applicato in modo disuguale — resta attuale. La constatazione fattuale dei promotori sull'applicazione molto parziale dell'obbligo si è confermata, anche se la loro soluzione (il volontariato) è stata scartata e appare, alla luce delle penurie attuali, poco realistica.
In definitiva, né il campo del Sì né quello del No ha del tutto ragione: la coscrizione ha tenuto, ma le sue fragilità sono oggi riconosciute dallo stesso esercito, che cerca di ampliare anziché restringere l'obbligo.