L'imposizione secondo il dispendio — i «forfait fiscali» — permette a certi cittadini stranieri facoltosi, domiciliati in Svizzera senza esercitarvi attività lucrativa, di essere tassati non sul reddito e sulla sostanza reali, bensì sul loro tenore di vita. Ginevra, piazza internazionale, è tra i cantoni che ricorrono maggiormente a questo regime, regolarmente denunciato a sinistra come un privilegio.
Il 30 novembre 2014 i ginevrini avevano già respinto, con quasi il 70 %, due iniziative volte a sopprimere puramente e semplicemente i forfait. Restava da adeguare il diritto cantonale alla nuova legge federale armonizzata: il Gran Consiglio adotta dunque la legge 11683 (ottobre 2015), che innalza il dispendio imponibile minimo a 400 000 franchi e integra la sostanza nel calcolo. La sinistra lancia un referendum, chiedendo ancora una volta l'abolizione.
Il 5 giugno 2016 i ginevrini accettano la legge con il 53,97 % di sì contro il 46,03 % di no. Il cantone conferma il mantenimento dei forfait, ora allineati alle più severe esigenze federali. Il dibattito, aperto da anni, si richiude — almeno per un po'.
▲ Sì — il mantenimento accettato Sì al mantenimento: 53,97 % (legge 11683) Dispendio imponibile minimo portato a 400 000 fr. Sostegno del Consiglio di Stato, della destra e dell'economia | ▼ No — l'abolizione respinta No: 46,03 % — per l'abolizione Referendum della sinistra, secondo tentativo dopo il 2014 Regime giudicato «ingiusto» dai suoi oppositori |
Le forze in campo
▲ Fronte del Sì (mantenimento dei forfait) • Consiglio di Stato e amministrazione fiscale cantonale • PLR, il Centro, MCG e UDC, maggioranza del Gran Consiglio • Camera di commercio (CCIG) e ambienti economici | ▼ Fronte del No (abolizione) • PS, Verdi e solidaritéS, autori del referendum • Sindacati e associazioni per la giustizia fiscale • Sinistra radicale, favorevole a una pura e semplice abolizione |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti PRO (fronte del Sì) Sopprimere i forfait farebbe fuggire gettito fiscale e posti di lavoro. «Ginevra può chiudere il dibattito: questi contribuenti rendono al cantone» (CCIG, 2016). ✓~ Piuttosto confermato dall'esempio di altri cantoni. Ginevra ha conservato i suoi forfettari e le entrate connesse. L'esempio zurighese — abolizione votata nel 2009 — ha mostrato che una parte importante dei contribuenti a forfait lascia effettivamente il cantone dopo la soppressione, il che avvalora il rischio di esodo invocato. Fonte: votazione ZH 2009 e studi di monitoraggio; amministrazione fiscale GE. Allinearsi al diritto federale armonizzato è un compromesso ragionevole. «Meglio un forfait regolato e inasprito che un salto nel buio» (fronte del Sì, 2016). ✓ Confermato. Il regime è stato stabilizzato e inasprito (soglia di 400 000 fr., inclusione della sostanza); resta in vigore a Ginevra nel 2026, senza nuova messa in discussione alle urne dopo lo scrutinio. Fonte: LIPP art. 14 (rsGE D 3 08); stato del diritto 2026. | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) I forfait sono un'ingiustizia: si tassa il tenore di vita, non il reddito reale. «Un privilegio fiscale riservato agli stranieri facoltosi» (comitato referendario, 2016). ~ Giudizio di equità, non decidibile con i fatti. Si tratta di un dibattito di valori che l'osservazione non dirime. Si può soltanto constatare che il regime contestato è stato mantenuto, poi inasprito, e continua a suscitare critiche ricorrenti sul piano dell'uguaglianza davanti all'imposta. Fonte: dibattiti parlamentari e campagne, 2014-2016. Il rischio di esodo fiscale in caso di abolizione è ampiamente esagerato. «Si agita lo spauracchio della fuga dei ricchi per bloccare ogni riforma» (oppositori, 2016). ✗~ Piuttosto smentito. L'esperienza di Zurigo, che ha abolito i forfait nel 2009, indica al contrario che una quota rilevante dei contribuenti interessati ha lasciato il cantone, dando peso all'argomento avverso più che a questa minimizzazione. Fonte: monitoraggio post-abolizione del cantone di Zurigo, dal 2010. |
Il bilancio, un decennio dopo
05.06.2016 Data della votazione | 53,97 % Sì al mantenimento | 400 000 fr. Dispendio imponibile minimo | 2014 Abolizione già respinta |
Lo scrutinio ginevrino del 5 giugno 2016 chiude, per un po', un feuilleton fiscale durato anni. Accettando con quasi il 54 % la versione inasprita dell'imposizione secondo il dispendio, il corpo elettorale conferma la scelta già espressa nel 2014: Ginevra tiene i suoi forfait, ma in forma più stretta e conforme al diritto federale.
Sul terreno dei fatti, l'argomento centrale del fronte del Sì — il rischio di esodo in caso di abolizione — trova un appoggio nell'esperienza zurighese, dove la soppressione del 2009 ha effettivamente provocato partenze. All'inverso, la tesi degli oppositori che minimizza tale rischio ne esce indebolita.
Resta che il cuore del disaccordo — il forfait è «giusto»? — sfugge per natura alla verifica: è una questione di equità, non un pronostico. La votazione non ha dirimuto questo dibattito morale; ha soltanto deciso, a stretta maggioranza, di non toccarlo.