Il 18 maggio 2014 i vallesani respinsero l’iniziativa « per un salario minimo legale » con l’80,7 % di no (19,34 % di sì): uno dei rifiuti più netti mai opposti a un salario minimo in Svizzera.
Lanciata dalla sinistra vallesana e dai sindacati, l’iniziativa chiedeva un salario minimo di circa 3500 franchi lordi versati tredici volte l’anno, con una possibile eccezione a 3000 franchi per i settori più fragili, come l’agricoltura.
Lo stesso giorno il popolo svizzero respingeva anche il salario minimo federale (4000 franchi). In Vallese — cantone d’agricoltura, di turismo e di stagionali — il no cantonale fu ancora più ampio della media nazionale.
▲ Il Sì — 19,34 % Meno di un votante su cinque sostenne l’iniziativa, essenzialmente l’elettorato di sinistra e sindacale, sensibile al tema dei « lavoratori poveri ». | ▼ Il No — 80,66 % Più di quattro vallesani su cinque respinsero. L’economia, l’agricoltura e il turismo temevano un onere insostenibile per i settori a basso salario e per gli impieghi stagionali. |
Gli attori della campagna
▲ Fronte del Sì (promotori) • La sinistra vallesana (PdL-solidaritéS), promotrice dell’iniziativa • Il Partito socialista del Vallese • I Verdi • I sindacati (Unia, Unione sindacale) | ▼ Fronte del No • Il PPD (maggioranza del Gran Consiglio) • Il PLR e l’UDC • Le organizzazioni padronali dell’agricoltura e del turismo • La maggioranza del Gran Consiglio |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Combattere i « lavoratori poveri » « Un salario deve permettere di vivere dignitosamente. » Verdetto: ✓~ Il fenomeno dei bassi salari è reale, ma lo strumento proposto fu respinto. La questione dei lavoratori poveri non svanì con il no. In assenza di un salario minimo cantonale, la protezione dei bassi salari in Vallese restò affidata ai soli contratti collettivi, assenti o deboli in vari settori (alberghiero, commercio, agricoltura). Fonte: Le Temps, 2014 Un salario minimo cantonale è realizzabile Verdetto: ✓ Altri cantoni l’hanno introdotto in seguito, senza il crollo dell’occupazione annunciato. Neuchâtel (2017), il Giura, Ginevra (23 fr./ora dal 2020), il Ticino e Basilea Città hanno adottato un salario minimo cantonale. Le valutazioni neocastellane e ginevrine non hanno evidenziato la distruzione massiccia di posti temuta. Fonte: RTS; valutazioni cantonali NE/GE | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Un salario minimo minaccerebbe l’impiego stagionale e agricolo « Una gabbia che distruggerà posti nelle nostre valli. » Verdetto: ✗~ La catastrofe occupazionale annunciata non si è confermata dove il salario minimo è stato introdotto. L’argomento centrale degli oppositori — distruzione di posti nell’agricoltura, nel turismo e nel commercio — non ha trovato conferma nei cantoni vicini che hanno fatto il passo (NE, GE), dove l’occupazione non è crollata. Fonte: Valutazioni cantonali NE/GE; RTS Il Vallese non deve legiferare da solo Verdetto: ✓ Lo status quo che difendevano ha tenuto: nessun salario minimo legale in Vallese. Gli oppositori volevano lasciare i salari ai contratti collettivi anziché alla legge. È ciò che è avvenuto: dieci anni dopo il cantone non ha un salario minimo legale, e la sua economia non ne è stata destabilizzata. Fonte: Diritto cantonale vallesano, 2024 |
Il bilancio dei fatti
19,34 % di sì all’iniziativa | 3500 fr. salario minimo richiesto (×13) | 0 salario minimo legale in Vallese | NE, GE… cantoni vicini l’hanno adottato |
Il rifiuto fu di rara ampiezza: oltre l’80 % di no, più ancora del salario minimo federale bocciato lo stesso giorno. In Vallese, cantone di stagionali e piccole strutture, l’idea di una soglia fissata per legge fu spazzata via.
Il fronte del No ottenne esattamente ciò che difendeva: lo status quo. I salari restano regolati dai contratti collettivi e non da un minimo di legge; non vi fu alcuno shock economico per questo.
Il seguito ha però sfumato i pronostici catastrofici: Neuchâtel, il Giura e poi Ginevra hanno introdotto un salario minimo cantonale senza crollo dell’occupazione. Il Vallese assume la propria scelta — ma l’argomento secondo cui un cantone « non poteva » permetterselo non ha retto alla prova dei vicini.