A metà degli anni 2000, il cantone di Vaud riorganizza in profondità la ripartizione dei compiti e dei finanziamenti tra Stato e comuni, in particolare con il progetto EtaCom e l’avvio di un’armonizzazione. Diversi comuni si sentono messi davanti al fatto compiuto dal Gran Consiglio.
In questo clima la Ligue vaudoise, guidata da Olivier Delacrétaz, lancia l’iniziativa « La parole aux communes ! ». Il testo propone un referendum comunale: un decimo dei comuni (38 su 378) potrebbe esigere una votazione popolare su qualsiasi decreto o legge adottata dal Gran Consiglio.
Il 17 giugno 2007 i Vodesi devono scegliere tra due visioni dell’autonomia comunale. Per i promotori si tratta di riequilibrare i rapporti di forza con il cantone; per il Consiglio di Stato e la maggioranza del Gran Consiglio, lo strumento bloccherebbe l’azione cantonale e darebbe un diritto di veto sproporzionato a una manciata di comuni.
Risultato globale Sì 35,2 % — No 64,8 % Partecipazione : 44,61 % | Portata Iniziativa cantonale respinta. Nessun diritto di referendum comunale sulle leggi cantonali è stato introdotto; lo status quo istituzionale è stato mantenuto. |
Attori e personalità
▲ Fronte del Sì • Ligue vaudoise (Olivier Delacrétaz), all’origine del testo • Partito liberale vodese, principale sostegno partitico • Eletti comunali favorevoli a un contrappeso verso il cantone | ▼ Fronte del No • Consiglio di Stato vodese — rischio di blocco dell’azione cantonale • Maggioranza del Gran Consiglio • PS e I Verdi • Unione dei comuni vodesi (UCV) — neutralità dichiarata |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Dare un contrappeso ai comuni « I comuni devono potersi opporre alle decisioni cantonali che li riguardano direttamente, non solo subirle. » Verdetto : ✓~ Parzialmente fondato Il rifiuto ha lasciato i comuni senza diritto di referendum sulle leggi cantonali. Le tensioni sulla ripartizione degli oneri e sulla perequazione intercomunale sono effettivamente rimaste ricorrenti negli anni seguenti. Fonte : Le Temps, Ligue vaudoise Soglia elevata, non un veto automatico « Esigere l’accordo di un decimo dei comuni non è un blocco: è una valvola democratica raramente azionata. » Verdetto : ✗ Non verificabile Non essendo mai stato introdotto, l’uso reale dello strumento non può essere misurato. L’argomento resta una proiezione. Fonte : Opuscolo cantonale 17 giugno 2007 | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Un veto che paralizzerebbe il cantone « Dare a 38 comuni il potere di rinviare ogni legge in votazione rischia di bloccare l’azione dello Stato. » Verdetto : ✓~ Plausibile ma non testato Lo status quo ha permesso al cantone di condurre le sue riforme (EtaCom, perequazione) senza blocco referendario comunale. Lo scenario di paralisi non ha però mai potuto essere verificato. Fonte : Consiglio di Stato, 24 heures I comuni dispongono già di canali « Associazioni mantello, consultazioni, eletti in Gran Consiglio: i comuni non sono senza voce. » Verdetto : ✓ Confermato La concertazione cantone-comuni è proseguita tramite l’UCV e i meccanismi di consultazione, senza che il legislatore ritenesse indispensabile un nuovo strumento referendario. Fonte : Cantone di Vaud, UCV |
Bilancio fattuale
64,8 % No — netto rifiuto | 0 Referendum comunale ottenuto | EtaCom Riforme proseguite | 2007 Status quo mantenuto |
Il netto rifiuto (64,8 %) ha mantenuto lo status quo: i comuni vodesi non hanno ottenuto un diritto di referendum sulle leggi cantonali. Il cantone ha proseguito le riforme senza blocchi. La preoccupazione di fondo dei promotori — il senso di uno squilibrio cantone-comuni — ha però continuato ad alimentare i dibattiti sulla perequazione e sull’autonomia comunale.
Il rigetto di « La parole aux communes ! » illustra la prudenza dell’elettorato vodese di fronte agli strumenti capaci di inceppare la macchina cantonale. Rifiutando un diritto di veto comunale, i cittadini hanno preferito la capacità d’azione dello Stato a un contrappeso istituzionale inedito.
Il verdetto non ha però chiuso il dibattito di fondo. La questione dell’autonomia comunale e della giusta ripartizione degli oneri è rimasta viva, alimentando regolarmente le discussioni sulla perequazione intercomunale.
In mancanza di adozione, lo strumento proposto resta un’ipotesi non testata: né le promesse dei sostenitori né i timori degli avversari hanno potuto essere confrontati con la pratica. L’unico fatto accertato è la continuità istituzionale.