Il 27 settembre 2009 il corpo elettorale vodese respinge, con circa il 54 % di No, l’iniziativa popolare «Per una polizia unificata e più efficiente», soprannominata iniziativa «d’Artagnan». Lanciata dai gendarmi vodesi, proponeva di fondere la gendarmeria cantonale e la dozzina di polizie comunali in un unico corpo. La partecipazione si attesta attorno al 45 %.
All’epoca la sicurezza pubblica vodese poggia su un mosaico frammentato: da un lato una gendarmeria cantonale, dall’altro polizie comunali dai mezzi molto disuguali, dalla potente Polizia di Losanna a minuscoli corpi di pochi agenti. A seconda del domicilio, il cittadino non dispone né delle stesse prestazioni né della stessa presenza poliziesca.
Il Consiglio di Stato e la maggioranza del Gran Consiglio si oppongono alla fusione e preferiscono un controprogetto negoziato con i comuni: la «polizia coordinata». Anziché sopprimere le polizie comunali, questo modello impone a ogni corpo standard comuni sotto un comando coordinato. È questa via a imporsi alle urne.
Il rifiuto dell’iniziativa non ha dunque congelato lo status quo: ha aperto la strada alla legge sull’organizzazione della polizia vodese (LOPV), adottata nel 2011 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2012, i cui effetti concreti possono oggi essere confrontati con le promesse dei due fronti.
▲ Sì — circa 46 % Quasi il 46 % dei votanti sostiene la polizia unica: un risultato dignitoso, ma insufficiente per far passare l’iniziativa. | ▼ No — circa 54 % Il No prevale con circa il 54 %, sostenuto dal Consiglio di Stato e dai comuni. Partecipazione: circa 45 %. |
Attori e personalità
▲ Fronte del Sì • Associazione professionale dei gendarmi vodesi (APGV) — comitato d’iniziativa, all’origine del testo. • Fautori di una polizia cantonale unica — in nome dell’efficienza e della parità di trattamento. • UDC vodese — sensibile all’idea di un corpo unico, che rilancerà in seguito. | ▼ Fronte del No • Consiglio di Stato vodese — promotore del controprogetto «polizia coordinata». • Unione dei comuni vodesi e associazioni comunali — legate al mantenimento delle polizie comunali. • Città di Losanna e grandi comuni — dotati di polizie comunali che rifiutano di sciogliere. • Maggioranza del Gran Consiglio — favorevole al coordinamento più che alla fusione. |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Un paesaggio di polizia frammentato e disuguale « A seconda di dove si abita, non si ha la stessa polizia né la stessa presenza sul terreno. » — Comitato d’iniziativa (gendarmi vodesi), 2009 ✓ Argomento confermato La diagnosi non era contestata da nessuno: il Consiglio di Stato la riprese a sua volta per giustificare il proprio controprogetto. È questo constatazione condivisa a rendere inevitabile una riforma, in una forma o nell’altra. La fusione, unico modo per uniformare « Serve una polizia unica perché tutti gli agenti abbiano le stesse competenze e gli stessi mezzi. » — Associazione professionale dei gendarmi vodesi ✗~ Parzialmente smentito L’uniformazione è avvenuta — ma senza fusione. La LOPV ha imposto a ogni corpo standard comuni (disponibilità 24 ore su 24, effettivi minimi). La polizia unica non era dunque l’unica strada verso la parità di trattamento. | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Il coordinamento basta, senza fondere tutto « Non serve sopprimere le polizie comunali: una convenzione di coordinamento raggiungerà gli stessi obiettivi. » — Consiglio di Stato e comuni (controprogetto) ✓ Argomento confermato Il modello di polizia coordinata è stato attuato tramite la LOPV e regge dal 2012: standard comuni, comando coordinato. Gli obiettivi di efficienza dichiarati sono stati ampiamente raggiunti senza una polizia cantonale unica. Preservare la prossimità e l’autonomia comunale « La sicurezza di prossimità sono i comuni a conoscerla e garantirla meglio. » — Sostenitori del controprogetto ✓~ Parzialmente confermato L’autonomia comunale è stata preservata nel principio. Ma le nuove esigenze (24/7, effettivi minimi) hanno spinto numerosi piccoli comuni ad abbandonare o fondere la propria polizia in corpi regionali: la prossimità promessa è, di fatto, arretrata. |
Bilancio fattuale
2 Confermato | 1 Parz. confermato | 1 Parz. smentito | 0 Smentito |
Respingendo l’iniziativa «d’Artagnan» il 27 settembre 2009, i Vodesi non hanno scelto l’immobilismo: hanno preferito la via negoziata dal Consiglio di Stato e dai comuni. La diagnosi dei gendarmi — un paesaggio di polizia frammentato e disuguale — non era però contestata da nessuno.
La «polizia coordinata» entrata in vigore con la LOPV il 1° gennaio 2012 ha imposto a ogni corpo standard comuni, tra cui la disponibilità 24 ore su 24. Una parte degli obiettivi dell’iniziativa — uniformità, efficienza — è stata così raggiunta, ma senza polizia unica.
La promessa del fronte del No — preservare la prossimità comunale — si è invece rivelata parziale: per mancanza di mezzi per rispettare le nuove esigenze, molte piccole polizie comunali sono scomparse o si sono fuse in organizzazioni regionali.
Quindici anni dopo, il cantone vive con un sistema ibrido che l’UDC ha più volte proposto di rifondere. Prova che la domanda posta da «d’Artagnan» non si è mai davvero richiusa.