Il 5 giugno 2016 l'iniziativa popolare «A favore del servizio pubblico» è spazzata via dal 67,6% di no e dal rifiuto di tutti i 26 Cantoni. Lanciata da quattro riviste dei consumatori (K-Tipp, Bon à Savoir, Saldo e Spendere Meglio), non aveva ricevuto il sostegno di alcun partito di governo.
Il testo voleva iscrivere nella Costituzione che la Confederazione e le sue imprese (La Posta, le FFS, Swisscom) non perseguano scopi di lucro nelle prestazioni di base, rinuncino ai sussidi incrociati e agli obiettivi fiscali. Limitava inoltre i salari dei loro dipendenti al livello dell'amministrazione federale.
Il Consiglio federale e il Parlamento — quest'ultimo senza un solo voto favorevole — raccomandavano il rifiuto, ritenendo che l'iniziativa avrebbe paradossalmente indebolito il servizio pubblico che pretendeva di difendere.
▲ Cantoni che hanno accettato Nessun Cantone — l'iniziativa è stata respinta da tutti i 26 Cantoni. | ▼ Cantoni che hanno rifiutato Zurigo, Berna, Lucerna, Uri, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, Glarona, Zugo, Friburgo, Soletta, Basilea Città, Basilea Campagna, Sciaffusa, Appenzello Esterno, Appenzello Interno, San Gallo, Grigioni, Argovia, Turgovia, Ticino, Vaud, Vallese, Neuchâtel, Ginevra, Giura. |
Attori e personalità
▲ Campo del Sì • Comitato «Pro Servizio Pubblico» (comitato d'iniziativa) • K-Tipp, Bon à Savoir, Saldo, Spendere Meglio (riviste dei consumatori) • Nessun partito di governo (sostegno pressoché inesistente) | ▼ Campo del No • Consiglio federale • Parlamento (196-0 al Nazionale, 43-0 agli Stati) • UDC, PLR, PPD, PS, Verdi, PVL (tutti i grandi partiti) • Sindacati, La Posta, FFS, Swisscom (sindacati e imprese interessate) |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE Le ex regìe antepongono il profitto alla missione di servizio di base « Si smantella il servizio pubblico in nome del profitto. » — comitato «Pro Servizio Pubblico», 2016 ✓~ Parzialmente confermato Meno di due anni dopo il voto, lo scandalo AutoPostale (2018) ha rivelato che la filiale della Posta aveva illegalmente realizzato e dissimulato utili nel trasporto regionale sovvenzionato — circa 200 milioni di franchi rimborsati a Confederazione, Cantoni e Comuni. Proprio la deriva «profitto prima del servizio» denunciata dai promotori. Il caso è però rimasto circoscritto ed è stato severamente sanzionato. Fonte: UFT, caso AutoPostale, 2018. Le retribuzioni dei dirigenti sono eccessive « I capi di queste imprese guadagnano fortune mentre si tagliano le prestazioni. » — promotori, campagna 2016 ✓~ Parzialmente confermato I salari dei dirigenti — nel 2015 1,83 milioni per il capo di Swisscom, 1,05 milioni alle FFS, 0,98 milioni alla Posta — sono rimasti nettamente superiori al livello dell'amministrazione federale dopo il voto, e la questione è tornata periodicamente in Parlamento. La diagnosi iniziale non è stata smentita, anche se non è stato introdotto alcun tetto rigido come quello proposto. Fonte: Rapporti sulle retribuzioni 2015; dibattiti parlamentari successivi. | ▼ Argomenti CONTRO Vietare gli utili priverebbe le imprese dei mezzi per investire « Senza utili, niente più investimenti nella ferrovia, nella fibra ottica o nella rete postale. » — Consiglio federale e Parlamento, 2016 ✓ Argomento confermato Le ex regìe hanno continuato a investire massicciamente grazie ai loro risultati: sviluppo della fibra ottica e della rete mobile da parte di Swisscom, acquisto di materiale rotabile e programma Léman 2030 alle FFS. Un divieto costituzionale degli utili avrebbe complicato questo finanziamento, come sosteneva il fronte del no. Fonte: Rapporti aziendali FFS/Swisscom; Confederazione. Il servizio pubblico svizzero funziona bene; l'iniziativa è superflua e rischiosa « La Svizzera dispone di uno dei migliori servizi pubblici al mondo; questa iniziativa non ha ragion d'essere. » — Consiglio federale, 2016 ✗~ Parzialmente smentito Lo scandalo AutoPostale e la continua riduzione della rete di uffici postali dopo il 2016 hanno mostrato che non tutto andava per il meglio: la governance delle ex regìe è stata intaccata e centinaia di uffici propri sono stati chiusi o trasformati in agenzie. L'argomento «va tutto bene» è stato parzialmente smentito, senza per questo convalidare i rimedi dell'iniziativa. Fonte: UFT 2018; rapporti della Posta / PostCom. |
Bilancio fattuale
1 Confermato | 2 P. confermato | 1 P. smentito | 0 Smentito |
| ! | Lo scandalo AutoPostale ha confermato un rischio reale Nel 2018 l'Ufficio federale dei trasporti accerta che AutoPostale, filiale della Posta, aveva illegalmente trasferito e dissimulato utili realizzati nel trasporto regionale sovvenzionato (2007-2015). Circa 200 milioni sono stati rimborsati e l'intera direzione licenziata — un'illustrazione della deriva denunciata dai promotori. Fonte: UFT, punto finale caso AutoPostale, 2018. |
| ✓ | Utili e investimenti hanno finanziato la modernizzazione Libere dei propri risultati, le ex regìe hanno proseguito importanti investimenti (fibra ottica presso Swisscom, materiale rotabile e Léman 2030 alle FFS), confermando l'argomento centrale del fronte del no sul ruolo degli utili. Fonte: Rapporti aziendali; Confederazione. |
| ~ | La rete postale si è invece davvero contratta Dopo il 2016 la Posta ha proseguito la chiusura o la trasformazione di numerosi uffici in agenzie e punti d'accesso, riducendo fortemente la rete di uffici propri — il deterioramento del servizio di prossimità temuto dai promotori si è in parte realizzato. Fonte: La Posta; PostCom, rapporti annuali. |
«Pro Servizio Pubblico» resterà come una delle iniziative peggio avviate della storia recente: respinta da due terzi dei votanti e dalla totalità dei Cantoni, senza alcun sostegno partitico e bocciata all'unanimità dal Parlamento. Il verdetto delle urne fu inappellabile.
Nel merito, tuttavia, i suoi promotori non avevano tutti i torti. Lo scandalo AutoPostale, scoppiato meno di due anni dopo, ha mostrato che un'impresa di servizio di base poteva benissimo cercare — e nascondere — utili là dove la legge lo vietava. La diffidenza dei promotori verso la logica commerciale nelle prestazioni sovvenzionate non era infondata.
Ma sul rimedio il fronte del no ha avuto dalla sua l'essenziale: gli utili hanno finanziato investimenti pesanti che un divieto costituzionale avrebbe fragilizzato, e il servizio pubblico ha complessivamente tenuto. L'iniziativa confondeva un problema puntuale di governance con un vizio di sistema.
Resta un bilancio ambivalente: la rete di uffici postali ha continuato a ridursi e le retribuzioni dei dirigenti sono rimaste elevate, dando retrospettivamente rilievo a timori che lo scrutinio aveva pur schiacciato.