Il 4 settembre 2011 il corpo elettorale vodese respinge con il 68,96 % di No l'iniziativa popolare «Vivre et voter ici» («Vivere e votare qui»), che intendeva concedere il diritto di voto e di eleggibilità a livello cantonale alle persone straniere stabilite in Svizzera da dieci anni e domiciliate nel Canton Vaud da tre. La partecipazione si attesta al 40,34 %.
Il cantone faceva eppure figura di pioniere: la Costituzione del 2003 aveva introdotto il diritto di voto e di eleggibilità degli stranieri a livello comunale, esercitato dal 2004. L'iniziativa, lanciata nell'autunno 2009 dai Verdi vodesi attorno al deputato Raphaël Mahaim dopo il rifiuto di strettissima misura del Gran Consiglio (67 voti contro 66) di introdurre questi diritti per via parlamentare, aveva raccolto oltre 14 000 firme in quattro mesi. Erano interessati circa 85 000 residenti stranieri del cantone.
Quindici anni dopo lo scrutinio, questa scheda confronta le promesse del campo del Sì e le previsioni del campo del No con i fatti osservati da allora: partecipazione effettiva degli elettori stranieri, tentativi successivi di estensione dei diritti politici e voti popolari più recenti.
Risultato globale No 68,96 % — Sì 31,04 %. Partecipazione 40,34 %. Iniziativa respinta: il diritto di voto e di eleggibilità a livello cantonale resta riservato alle cittadine e ai cittadini svizzeri. | Mappa del voto Netto rifiuto nell'insieme del cantone, senza che alcun distretto accettasse il testo. Il dettaglio per comune non è riprodotto qui. |
Attori e personalità
▲ Campo del Sì • I Verdi vodesi (Raphaël Mahaim, deputato e promotore) • Partito socialista vodese • Sindacati e associazioni di migranti (sostegno alla raccolta firme) • Comitato «Vivre et voter ici» | ▼ Campo del No • UDC Vaud • Partito liberale vodese (Philippe Leuba, consigliere di Stato, contrario al testo) • Partito radicale vodese • Ambienti conservatori |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (campo del Sì) Votare là dove si vive e si pagano le imposte « Decine di migliaia di persone vivono qui da decenni senza potersi esprimere sugli affari cantonali: un'ingiustizia democratica. » — Comitato d'iniziativa, campagna 2011 ✗~ Parzialmente smentito L'argomento di principio resta dibattuto, ma la sua premessa implicita — una forte domanda di partecipazione — non si è verificata: alle elezioni comunali, aperte agli stranieri dal 2004, la partecipazione dell'elettorato straniero ha raggiunto appena il 25,6 % nel 2016 e il 24,4 % nel 2021, contro il 62 % e poi il 56,5 % dell'elettorato svizzero. Fonte: Statistique Vaud; info.vd.ch L'estensione cantonale, seguito logico del passo comunale del 2003 « Dopo l'avanzata della Costituente a livello comunale, il livello cantonale è il seguito naturale. » — Raphaël Mahaim, promotore (Verdi) ✗ Argomento smentito Il «seguito naturale» non c'è mai stato: il diritto di voto cantonale resta precluso agli stranieri nel Canton Vaud. Il 28 settembre 2025 i Vodesi hanno persino respinto con il 56,1 % di No un semplice alleggerimento del diritto comunale esistente (termine di residenza ridotto da dieci a cinque anni), pur sostenuto dal Consiglio di Stato e dal Gran Consiglio. Fonte: Le Temps; RTS; Stato di Vaud, 2025 | ▼ Argomenti CONTRO (campo del No) La naturalizzazione, via d'accesso ai diritti politici « Esiste un legame naturale tra diritti politici e cittadinanza: chi vuole votare a livello cantonale può naturalizzarsi. » — Argomentario degli oppositori, 2011 ✓ Argomento confermato Questa linea è stata costantemente riaffermata dal corpo elettorale vodese: rifiuto del 2011, poi nuovo rifiuto nel 2025 di un semplice alleggerimento comunale. La sera del voto, il consigliere di Stato Philippe Leuba constatava che due terzi dei Vodesi non erano pronti a scindere i diritti politici cantonali dall'ottenimento della cittadinanza. Fonte: swissinfo.ch; Le Temps Una domanda più militante che popolare « Le persone straniere stesse non reclamano in massa questo diritto. » — Oppositori di destra, campagna 2011 ✓~ Parzialmente confermato La partecipazione straniera agli scrutini comunali — circa un quarto dell'elettorato interessato, la metà rispetto agli svizzeri — e la rarità delle candidature straniere confortano in parte questo argomento. La raccolta di oltre 14 000 firme in quattro mesi testimoniava tuttavia una mobilitazione ben reale di una parte della popolazione. Fonte: Statistique Vaud; Le Nouvelliste |
Bilancio fattuale
1 Confermato | 1 Parzialmente confermato | 1 Parzialmente smentito | 1 Smentito |
| ✓ | Il chiavistello della cittadinanza regge ancora Dal 2011 nessuna estensione dei diritti politici cantonali degli stranieri è andata in porto nel Canton Vaud. Il popolo ha confermato lo status quo fino al rifiuto, nel settembre 2025, di alleggerire le condizioni del solo diritto comunale. |
| ~ | Una partecipazione comunale in chiaroscuro Là dove possono votare dal 2004, gli elettori stranieri partecipano circa la metà rispetto agli svizzeri (25,6 % nel 2016, 24,4 % nel 2021 secondo Statistique Vaud), il che ridimensiona tanto la promessa di slancio democratico del Sì quanto il timore di uno stravolgimento del No. |
| ! | Un dibattito ricorrente, mai chiuso La questione torna regolarmente davanti al Gran Consiglio e davanti al popolo. La frattura sinistra-destra osservata nel 2011 è rimasta praticamente immutata nello scrutinio del 2025: un dossier durevolmente bloccato. |
Il verdetto del 2011 ha fissato durevolmente la dottrina vodese: la partecipazione degli stranieri si ferma alle porte del comune. Quindici anni dopo nulla è cambiato — né per via parlamentare né alle urne. Il rifiuto del 2025 di un semplice alleggerimento del diritto comunale conferma che il corpo elettorale non ha mutato opinione nella sostanza.
I fatti danno parzialmente ragione agli scettici: l'elettorato straniero, dove può votare, si mobilita la metà rispetto a quello svizzero, e le candidature restano rare. Lo slancio d'integrazione democratica promesso non si è concretizzato nelle cifre di partecipazione.
Resta che l'argomento centrale del Sì — il divario tra contributo fiscale ed esclusione politica di decine di migliaia di residenti di lunga data — rimane intatto, e che Neuchâtel e il Giura dimostrano che un'altra scelta istituzionale è possibile in Svizzera. Il dossier è meno chiuso che congelato.
In definitiva è il campo del No a uscirne confortato dai fatti osservabili: il legame tra cittadinanza e diritti politici cantonali, riaffermato nel 2011, è sopravvissuto a tutti i tentativi successivi.