Il 29 novembre 2009 il corpo elettorale vallesano respinse con oltre il 75 % di no (24,78 % di sì) la nuova legge cantonale sul turismo, adottata un anno prima dal Gran Consiglio. Una netta bocciatura in un cantone la cui economia vive in larga parte di turismo.
Voluta dal consigliere di Stato Jean-Michel Cina (PPD), capo dell’economia, la legge intendeva riorganizzare la promozione turistica attorno a grandi destinazioni regionali e finanziarla con nuove tasse — fra cui una tassa di alloggio e contributi che toccavano anche le residenze secondarie.
Giudicata troppo dirigista e troppo fiscale, fu combattuta da un referendum del Partito socialista, affiancato dall’UDC, da una parte degli albergatori e dai proprietari di residenze secondarie. Il paradosso: sulla diagnosi di un turismo vallesano troppo frammentato quasi tutti concordavano, ma non sul rimedio.
▲ Il Sì — 24,78 % Una minoranza (24,78 %) sostenne la legge, soprattutto il PPD e il Consiglio di Stato, convinti che un turismo frammentato non potesse più competere senza una struttura e un finanziamento coordinati. | ▼ Il No — 75,22 % Tre vallesani su quattro respinsero il testo. L’eterogenea coalizione del No — PS, UDC, albergatori, proprietari di residenze secondarie — fece cadere le nuove tasse, ritenute eccessive e centralistiche. |
Gli attori della campagna
▲ Fronte del Sì (la legge) • Jean-Michel Cina (consigliere di Stato PPD, direttore dell’economia), artefice della legge • Il Consiglio di Stato vallesano (favorevole al testo) • Il PPD (maggioranza del Gran Consiglio) • Una parte degli ambienti della promozione turistica | ▼ Fronte del No (referendum) • Il Partito socialista (promotore del referendum) • L’UDC vallesana • I proprietari di residenze secondarie • Una parte degli albergatori e degli impianti di risalita |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Strutturare e finanziare un turismo frammentato « Il turismo vallesano non può più permettersi di segnare il passo. » Verdetto: ✓~ La diagnosi era giusta, ma la soluzione vincolante fu respinta e mai realizzata. Il cantone contava decine di società di sviluppo disperse; il bisogno di coordinamento era condiviso. Ma la legge di ricambio del 2014, volontaria e per nulla vincolante, lasciò a ogni destinazione la propria organizzazione. Fonte: Le Temps, 2014; RTS Un finanziamento stabile tramite una tassa di alloggio Verdetto: ✗~ Il principio sopravvisse, ma ridotto ai minimi termini. La legge del 2014 introdusse sì una tassa di alloggio — ma limitata a 1 franco a notte, senza il dispositivo fiscale ambizioso del 2008. Il finanziamento « forte » promesso non vide la luce. Fonte: 24 heures / Le Matin, 2014 | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Troppe tasse, in particolare sulle residenze secondarie « Tasse che finiscono per far scappare il cliente. » Verdetto: ✓ La bocciatura seppellì queste tasse: nessuna fu introdotta. Il contributo sulle residenze secondarie cristallizzava l’opposizione. Respinto al 75 %, non vide mai la luce, e la legge del 2014 si guardò bene dal riproporlo. Fonte: RTS, 2009; Le Temps Una legge troppo dirigista che imbriglia i Comuni Verdetto: ✓ La legge del 2014 fece l’opposto: libertà d’organizzazione lasciata ai Comuni. Gli oppositori rimproveravano al testo il suo carattere centralistico. Il testo adottato nel 2014 lascia a Comuni e destinazioni la libera scelta della propria organizzazione — esattamente la logica inversa. Fonte: Le Temps, 2014 |
Il bilancio dei fatti
24,78 % di sì alla legge | 2014 nuova legge, assai più leggera | 1 fr. tetto tassa di alloggio | 0 tassa sulle residenze secondarie |
Nel merito, quasi nessuno contestava la diagnosi: il turismo vallesano, frammentato in innumerevoli società locali, soffriva di scarso coordinamento e di mezzi insufficienti. A essere spazzato via fu il rimedio — nuove tasse e regia cantonale.
Il fronte del No ottenne tutto ciò che voleva: le tasse contestate, in particolare quella sulle residenze secondarie, non arrivarono mai, e la legge di ricambio del 2014 rovesciò la logica lasciando i Comuni liberi di organizzarsi.
Resta la domanda che il voto non ha sciolto: un turismo « à la carte », senza struttura forte né finanziamento ambizioso, ha permesso al Vallese di recuperare il ritardo? Da allora il dibattito sul finanziamento del turismo cantonale è tornato più volte.