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Acceptée Genève Environnement, climat et énergie 05 juin 2016

Legge per una mobilità coerente ed equilibrata (LMCE) — la «pace dei trasporti» ginevrina

Allo scoccare degli anni Dieci, Ginevra vive al ritmo della «guerra dei trasporti»: la lobby stradale e i difensori del trasporto pubblico si contendono da decenni la ripartizione della carreggiata. Nel 2011 l'Associazione traffico e ambiente (ATE) e la sinistra…

Oui — 67.81% Non — 32.2%
· Contre-projet du Conseil d'État et du Grand Conseil à l'IN 154 (ATE)
L'enjeu de l'époque

Allo scoccare degli anni Dieci, Ginevra vive al ritmo della «guerra dei trasporti»: la lobby stradale e i difensori del trasporto pubblico si contendono da decenni la ripartizione della carreggiata. Nel 2011 l'Associazione traffico e ambiente (ATE) e la sinistra depositano l'iniziativa 154 «Per trasporti pubblici più rapidi!», che intende dare priorità al tram e al bus sull'automobile.

Anziché decidere frontalmente, il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio elaborano un controprogetto: la legge per una mobilità coerente ed equilibrata (LMCE), frutto di un'ampia consultazione avviata nel 2014 con oltre 12 000 partecipanti. Il suo principio: una gerarchia della rete per zone — priorità all'auto sulla «cintura mediana» e fuori città, priorità al trasporto pubblico e alla mobilità dolce nell'ipercentro e nei nuclei urbani.

Il 5 giugno 2016 i ginevrini scelgono nettamente il compromesso: la LMCE è accettata dal 67,81 % dei voti, mentre l'iniziativa 154 è respinta al 58,72 %. Alla domanda sussidiaria, il controprogetto prevale sull'iniziativa con il 70,82 % contro il 29,18 %. Ginevra sigla così quella che la stampa ha battezzato la «pace dei trasporti».

Nota metodologica — AfterVote giudica soltanto gli argomenti verificabili alla luce dei fatti osservati dopo la votazione. Le promesse e i timori ancora in sospeso o non verificabili non vengono giudicati.
Il verdetto delle urne (5 giugno 2016)
▲ Sì — il compromesso accettato
LMCE accettata al 67,81 % (legge 11769)
Domanda sussidiaria: controprogetto preferito al 70,82 %
Alleanza dal centrodestra a una parte della sinistra
▼ No — l'iniziativa respinta
IN 154 respinta al 58,72 % («trasporti pubblici più rapidi»)
32,19 % di no alla LMCE
Ala radicale del trasporto pubblico e puristi della strada respinti insieme

Le forze in campo

▲ Fronte del Sì (la LMCE)
Consiglio di Stato, guidato da Luc Barthassat (PPD), ministro dei trasporti
PLR, il Centro, Verdi e una parte del PS, schierati per il compromesso
TCS e ambienti economici, che accettano la «pace dei trasporti»
▼ Fronte del No (pro IN 154 e oppositori)
ATE e sinistra radicale, promotori dell'IN 154, per cui la LMCE è troppo timida
Una parte della lobby stradale, contraria alla pedonalizzazione dell'ipercentro
Alcuni ambienti commerciali, timorosi per l'accesso automobilistico al centro

Argomenti e verdetti

▲ Argomenti PRO (fronte del Sì)
La LMCE mette fine a decenni di guerra dei trasporti.
«Questo compromesso storico dà finalmente a Ginevra un quadro stabile e pacificato per la sua mobilità» (fronte del Sì, 2016).
✓~ Piuttosto confermato.
Dieci anni dopo, la LMCE resta il quadro giuridico di riferimento della mobilità ginevrina, mai ribaltato alle urne. La «pace dei trasporti» ha retto nel principio, anche se la sua traduzione concreta continua a far discutere.
Fonte: ge.ch, dossier LMCE; opuscolo cantonale del 5 giugno 2016.
Priorità al trasporto pubblico e alla mobilità dolce nel cuore della città.
«Nell'ipercentro il pedone, la bici e il tram passeranno prima dell'auto» (favorevoli, 2016).
✓~ Parzialmente concretizzato.
Misure di pedonalizzazione sono state attuate (zone 30, priorità al tram, piste ciclabili), ma il loro ritmo è giudicato lento: nel 2026 PRO VELO Ginevra traccia un bilancio «troppo poco, troppo lento» dei dieci anni della legge.
Fonte: PRO VELO Ginevra, «10 anni di LMCE», 2026; tabella di marcia LMCE 2021-2023.
▼ Argomenti CONTRO (fronte del No)
La LMCE è troppo timida: Ginevra aveva bisogno di trasporti davvero più rapidi.
«Il controprogetto seppellisce l'ambizione di un vero salto di qualità del trasporto pubblico» (promotori IN 154, 2016).
✓~ In parte confermato dai fatti.
La lentezza di attuazione rimproverata alla LMCE alimenta retrospettivamente la critica dei promotori: diversi obiettivi di trasferimento modale restano al di sotto delle speranze del 2016.
Fonte: bilanci mediatici e associativi, 2021-2026.
Pedonalizzare il centro soffocherà il commercio e gli automobilisti.
«Cacciando l'auto dal centro si svuoteranno i negozi e si paralizzerà la città» (contrari, 2016).
✗~ Piuttosto non confermato.
Nessun crollo del commercio del centro imputabile alla LMCE è documentato; le difficoltà del commercio ginevrino derivano piuttosto dall'e-commerce e dal turismo d'acquisto nella vicina Francia che dalle misure di mobilità.
Fonte: analisi congiunturali sul commercio ginevrino, 2018-2024.

Il bilancio, un decennio dopo

05.06.2016
Data della votazione
67,81 %
Sì alla LMCE
58,72 %
No all'IN 154
12 000+
Consultati nel 2014
Da notare — Ginevra ha plebiscitato la «pace dei trasporti» con oltre due terzi dei voti… per poi passare il decennio successivo a litigare sulla sua applicazione. La prova che un trattato di pace firmato alle urne non ha mai risparmiato la guerriglia dei cantieri.
Analyse éditoriale
Conclusion

La LMCE resterà come il raro momento in cui Ginevra ha riposto, per una domenica, l'ascia di guerra dei trasporti. Preferendo a oltre due terzi un controprogetto di compromesso a un'iniziativa più netta, il corpo elettorale ha convalidato tanto un metodo quanto una legge: quello del consenso negoziato, zona per zona, tra l'auto e il tram.

Dieci anni dopo, il verdetto dei fatti è sfumato. Il quadro giuridico regge, nessuna controffensiva referendaria l'ha fatto cadere, e la logica delle priorità differenziate struttura ancora la pianificazione cantonale. Ma la lentezza dell'attuazione dà retrospettivamente ragione, in parte, ai promotori dell'IN 154: la «pace dei trasporti» somiglia talvolta a una tregua armata in cui ogni cantiere si rinegozia.

I timori del fronte del No, invece, non si sono quasi materializzati: il centro città non si è svuotato dei suoi negozi a causa delle misure di mobilità. Come spesso accade, la catastrofe annunciata non c'è stata — e nemmeno la rivoluzione promessa.