All'inizio degli anni Duemila, il Cantone di Vaud vuole riformare la propria Banca Cantonale Vodese (Banque Cantonale Vaudoise, BCV). Il progetto di legge sottoposto al Gran Consiglio apre la strada a una privatizzazione parziale: ridurre la quota dello Stato nel capitale e concedere maggiore margine di manovra all'istituto.
La sinistra — Partito socialista, Verdi, associazioni di consumatori e inquilini — respinge questo allentamento del controllo pubblico e lancia un referendum, in nome del mantenimento di una banca al servizio dell'economia locale e delle regioni.
Il 23 settembre 2001 il popolo vodese respinge la legge con il 55,4 % dei voti (41 206 no contro 33 161 sì). Lo Stato resta azionista di maggioranza. Un anno dopo la BCV crolla — e sarà il contribuente, rimasto proprietario, a pagare il conto.
▲ Sì alla legge (44,6 %) I sostenitori — destra e ambienti economici — raccolgono il 44,6 % dei voti (33 161 sì). Insufficiente. | ▼ No alla legge (55,4 %) — prevale Il referendum della sinistra prevale con il 55,4 % di No (41 206 voti). Lo Stato resta azionista di maggioranza della BCV. |
Gli attori in campo
▲ Fronte del Sì (per la legge) • Il Consiglio di Stato e la maggioranza del Gran Consiglio • La destra (Radicali/Liberali, UDC) e gli ambienti economici • I fautori di una banca più autonoma, meno dipendente dallo Stato | ▼ Fronte del No (comitato referendario) • Il Partito socialista e i Verdi, promotori del referendum • Le associazioni di consumatori e di inquilini • I difensori di una banca cantonale al servizio dell'economia locale e delle regioni |
Argomenti e verdetti
▲ Argomenti A FAVORE (fronte del Sì) Dare alla BCV i mezzi per modernizzarsi « una banca troppo dipendente dallo Stato manca di agilità » Verdetto: ✗~ Smentito — ma non come previsto. Il seguito ha dimostrato che il problema non era lo statuto pubblico, bensì la governance: una gestione dei rischi carente (crediti dubbi, espansione azzardata) ha provocato la quasi-bancarotta del 2002. Fonte: RTS; Le Temps; rapporto della commissione d'inchiesta Ridurre l'esposizione del contribuente « lo Stato non dovrebbe sopportare da solo il rischio bancario » Verdetto: ✓ Tragicamente confermato. Rimasto azionista di maggioranza, il Cantone ha dovuto partecipare al salvataggio: un aumento di capitale di circa 1,25 miliardi nel 2003, di cui centinaia di milioni a carico dello Stato. Fonte: Le Temps; archivi BCV | ▼ Argomenti CONTRO (fronte del No) Preservare una banca al servizio dell'economia locale « mantenere una BCV pubblica, vicina alle regioni e alle PMI » Verdetto: ✓~ Obiettivo raggiunto, prezzo elevato. La BCV è rimasta a maggioranza pubblica. Ma questa scelta ha fatto gravare sul contribuente il costo del salvataggio del 2002-2003, ben lontano dalla missione di prossimità difesa. Fonte: swissinfo; Le Temps Una legge « pericolosa e forse inapplicabile » « il progetto indebolisce il controllo pubblico senza salvaguardie » Verdetto: ✗~ Ampiamente smentito. Il pericolo non è venuto dalla legge respinta, ma dalla banca stessa: 1,2 miliardi di perdite, destituzione del presidente Gilbert Duchoud, commissione parlamentare d'inchiesta e procedimenti penali contro ex dirigenti. Fonte: RTS; Le Temps |
Il bilancio, in cifre
✗ 55,4% di No il 23.09.2001 (legge respinta) | ! 2002 crollo della BCV, ~1,2 mia di perdite | ! ~1,25 mia ricapitalizzazione (2003), in parte a carico dello Stato | ! CPI + processo inchiesta parlamentare e azioni penali contro ex dirigenti |
Il voto del 2001 sulla BCV fu anzitutto uno scontro ideologico sinistra-destra sul ruolo dello Stato: bisognava allentare la presa pubblica sulla banca cantonale? La sinistra, con il referendum, ha detto no.
Ha vinto: la BCV è rimasta in maggioranza nelle mani del Cantone. Sulla carta, una vittoria netta per il servizio pubblico bancario e la prossimità regionale.
L'ironia è crudele. Pochi mesi dopo la banca crolla — non per il suo statuto, ma per una governance e una gestione dei rischi disastrose. Rimasto proprietario, il contribuente vodese ha dovuto pagare una ricapitalizzazione imponente.
In fondo, nessuno aveva previsto la vera catastrofe: il dibattito sulla proprietà ha mascherato l'unica domanda che contava, quella sulla direzione della banca. Entrambi avevano ragione… sul tema sbagliato.